Storia di Francavilla e Torre Ciarrapico fino ai giorni nostri

Nella zona di Francavilla sono state rinvenute testimonianze multiple di abitazioni complesse di epoca romana e preromana nonché una necropoli, ma non tracce di un vero insediamento urbano. Verosimilmente la cittadina ha origini alto medioevali, nel periodo longobardo. La storia di Francavilla nel periodo pieno e basso medievale ci lascia intuire una cittadina attiva e prospera grazie alla presenza di un porto (di cui ci rimangono informazioni, ma nessuna vestigia), di un deposito del sale (un plus nell’organizzazione commerciale dell’epoca) e varie espressioni di commercio, ad es. lo svolgimento di una Fiera (Fiera dell’Assunzione, testimoniata fin dal 1307). Purtroppo, la perdita completa degli archivi storici comunali non ci lascia alcuna tangibile testimonianza della vita cittadina. Ciò che sappiamo (poco) viene quindi solo da archivi storici esterni. Sappiamo ad es. che nel 1504, a seguito delle riorganizzazioni territoriali successive alla conclusione delle Guerre d’Italia con le vittorie di Cerignola e del Garigliano che avevano decretato la definitiva cacciata delle truppe francesi di Luigi XII dal sud d’Italia, Francavilla viene confermata come Ducato assegnato a Costanza D’Avalos a titolo di riconoscenza per l’eroica difesa di Ischia dall’assalto della flotta francese. Il Ducato di Francavilla era stato creato solo tre anni prima da Federico d’Aragona che lo aveva, prima della partenza per il definitivo esilio in Francia, assegnato a Costanza D’Avalos per premiarla della sua fedeltà e per l’opera svolta nella corte temporanea di Ischia.

Ritratto di Costanza D’Avalos – Convento di Sant’Antonio ad Ischia
Costanza D’Avalos, figura importante nella storia della cittadina, era figlia di Antonella D’Aquino, Marchesa di Pescara e Contessa di Loreto e Monteodorisio, e aveva quindi già legami per così dire storico-famigliari con le terre d’Abruzzo, ma la scelta di creare un Ducato proprio a Francavilla testimonia di per sé della floridità che aveva a quei tempi la cittadina. Nel 1533 questo Ducato fu trasformato da Carlo V addirittura in Principato (anche se più per motivazioni politiche, che per effettiva importanza dei territori). E’ indubbio comunque che Francavilla nella prima metà del XVI° secolo godette di un importante periodo di crescita e di benessere che si interruppe bruscamente fra il 30 ed il 31 Luglio 1566. In quei giorni la flotta di Pialì Bassà (Piyale Pascià), kapudanpasa (Grande Ammiraglio) della flotta ottomana del sultano Solimano il Magnifico in missione di esplorazione e conquista nel mare Adriatico, per vendicarsi delle perdite e del tempo perso il giorno prima per sondare poco più a nord la modestissima ricchezza degli insediamenti civili (a quei tempi Castellamareera un modestissimo borgo e Pescara solo un villaggio di poveri pescatori sorto in un acquitrino con clima malsano) contrapposte alle iniziali capacità difensiva del Duca D’Atri nella vicina costruenda fortezza, decise di attaccare Francavilla con tutte le sue 120 navi ed i circa 7000 uomini.

Busto di Pialì Bassà al Museo Navale di Istanbul
A Francavilla la crescita economica non aveva evidentemente portato di pari passo alla realizzazione di significative opere difensive, anche se notizie storiche ci dicono che la città fosse ormai già da più di due secoli difesa da una cinta muraria arricchita da ben dodici torri. Evidentemente però ben poca cosa da frapporre alle preponderanti forze ottomane. La città fu espugnata velocemente e praticamente distrutta. Si calcola che il bottino ed il numero veramente elevato di prigionieri ridotti in schiavitù ridusse notevolmente le capacità di manovra della flotta ottomana, che, seppure solo con incursioni di piccoli manipoli, continuò comunque nei due giorni successivi operazioni di razzia sulla costa e nell’immediato entroterra nella sua lenta discesa verso sud. Le notizie delle distruzioni, razzie e scorribande erano però oramai arrivate a tutte le principali cittadine costiere e, ad es., a Termoli il 2 agosto i saraceni si trovarono di fronte una cittadina già completamente evacuata, con gli abitanti in gran parte rifugiati nel vicino paese fortificato di Guglionesi. La mole delle razzie perpetrate in quei giorni e le notizie che arrivavano dall’Ungheria sulla salute del sultano furono tali da indurre Pialì a non insistere oltre e far ritorno in patria quando, arrivato alle Isole Tremiti (la cui definitiva conquista era in realtà l’obiettivo primario nel piano della spedizione concordato con il Magnifico), si scontrò con una modesta resistenza da parte delle difese fortificate dell’isola. Praticamente distrutta e con la popolazione più che dimezzata Francavilla cadde in un periodo di inesorabile declino e come bene di non fondamentale valore passò in proprietà ad un altro ramo dei D’Avalos, quelli del principato di Montesarchio, quale parte di costituzione di dote in matrimoni fra elementi dei due rami famigliari. Nel 1602, all’interno dei rimaneggiamenti territoriali agevolati alla lontana corte spagnola di Filippo II e ad operazioni di compravendita e prestiti fra famiglie nobili di Napoli, il territorio pervenne ai Caracciolo (e Di Capua) per soli 25.000 ducati per poi passare solo 6 anni dopo ai Di Palma, in una alternanza di possessi abbastanza caratteristica dei rapporti fra queste famiglie nobiliari di Napoli. I D’Avalos tornarono proprietari di Francavilla nel 1648 ed alcuni anni dopo affidarono la gestione dell’amministrazione locale e delle riscossioni dei tributi per i loro possedimenti alla famiglia Ciarrapico di Lanciano.

Stemma sul portone di Torre Ciarrapico
I Ciarrapico, a fronte di questa nomina, trovarono soverchie difficoltà a reperire un alloggio di sufficiente qualità nel nucleo urbano e ciò testimonia, pur nella persistenza di un quadro di scarsa floridezza del tessuto commerciale, una relativa ripresa demografica della cittadina. Inoltre, continuava (e sarebbe persistito per secoli) in tutta l’area costiera del regno un forte timore per le incursioni barbaresche e nessuno che ne avesse poco poco la possibilità osava risiedere al di fuori delle cinte murarie. I Ciarrapico optarono quindi per l’edificazione di una nuova residenza sfruttando all’uopo l’unico spazio libero residuo disponibile all’interno del perimetro delle mura e cioè l’orto e la cisterna del convento dell’opera francescana che era rientrata nel 1652 nel novero delle strutture conventuali soppresse dal provvedimento di Papa Innocenzo X.


Resti della cisterna sotto Torre Ciarrapico e piantina
Quindi la nuova abitazione dei Ciarrapico sorse in uno spazio relativamente contiguo ai resti del convento francescano ed in particolare alla parete sud della vecchia chiesa di San Giovanni Battista, nucleo centrale dell’opera francescana dismessa. Essendo relativamente modesta l’area su cui costruire, l’edificio fu realizzato di quattro piani, con un’altezza ben superiore agli standard realizzativi locali, e quindi, pur non avendo mai avuto funzioni militari, da sempre risulta conosciuto alla popolazione come “la Torre”. In realtà Torre Ciarrapico ha sempre avuto funzione di residenza civile, tranne un breve periodo a cavallo fra gli ultimi anni del 700 ed i primi dell’800 quando, insieme ai residui del vicino convento francescano, fu usata come sede di guarnigione dai Francesi che a quei tempi occupavano l’Abruzzo.

Resti della Chiesa di San Giovanni Battista e del convento Francescano
Alle prese con le trasformazioni legate all’avventura napoleonica, nel 1811 Francavilla diviene un Comune. Nel riordinamento delle municipalità del 1863 a seguito della raggiunta unità nazionale, il nome Francavilla fu cambiato in Francavilla al Mare per distinguerla dall’altra decina di paesi e cittadine omonime sparse sul territorio nazionale. Fino alla Seconda guerra mondiale Torre Ciarrapico continuò ad essere edificio privato ad uso residenziale. Dopo l’8 settembre ‘43 venne però requisito dai tedeschi che, alla conclusione della battaglia di Ortona, lo utilizzarono attivamente per qualche mese quale punto di osservazione del fronte verso il fiume Foro. Tale uso salvò la palazzina dal terribile destino di distruzione che coinvolse la quasi totalità del nucleo storico urbano collinare. Nel 1944 subito dopo il rientro degli sfollati (a Francavilla quasi 6500), Torre Ciarrapico, quale unico edificio integro della zona alta del paese, divenne alloggio temporaneo per molte famiglie che avevano avute distrutte le proprie abitazioni. Una volta liberato da quest’uso di emergenza e diventato di proprietà comunale, l’edificio fu adibito a carcere mandamentale. Con la progressiva dismissione degli anni ‘50 e ’60 delle carceri mandamentali su tutto il territorio nazionale cessò abbastanza rapidamente questo uso anomalo della palazzina, ma seguirono lunghi anni di abbandono e degrado.

Torre Ciarrapico negli anni ‘70
Nel 1988 Torre Ciarrapico fu finalmente oggetto di importanti lavori di ristrutturazione su progetto dell’Ing. Raciti, beneficiando di finanziamenti comunitari finalizzati alla realizzazione di un edificio dedicato a fini culturali. Terminati i lavori di riqualificazione, agli inizi degli anni ’90 ospitò quindi alcune mostre di pittura (1993 Giorgio Acerra, 1994 “paura” a cura ass. cult. Diramazioni, 1995 “gli artisti di Torre Ciarrapico”). Divenne poi (almeno in ipotesi) sede di un centro Slow Food, ma la presenza di significative barriere architettoniche ne precluse via via il prosieguo dell’utilizzo. Assegnato temporaneamente (e non ufficialmente) ad un’associazione giovanile per l’edizione 2004 di “spazi evasi” si trasformò per alcuni anni in una specie di centro sociale, innescando qualche problema di convivenza con la popolazione residente nel quartiere. Nel 2008, tornato nella piena disponibilità dell’amministrazione, ulteriori processi di riqualificazione permisero l’installazione di un ascensore esterno in vetro e acciaio che, insieme a molte polemiche sulla scelta architettonica, portò però anche alla risoluzione delle suddette barriere architettoniche.

La riqualificazione del 2008 con la realizzazione dell’ascensore
Fu quindi, ovviamente impropriamente, usato dal Comune e da alcune associazioni come magazzino e successivamente affidato ad un cittadino, lo storico locale Giuseppe Iacone, per sondare la possibilità di realizzare un Museo civico sulla Storia contemporanea di Francavilla al Mare. Terminata velocemente pure questa esperienza, l’edificio veniva messo a disposizione della parrocchia di Santa Maria Maggiore, che stava subendo lavori di restauro ed ammodernamento, per i propri corsi di catechismo. Nel 2015 veniva poi temporaneamente destinato ad accogliere gli uffici dei servizi sociali del Comune che occupavano i primi due piani dell’edificio. A seguito di delibera comunale nelle rimanenti porzioni iniziava però a prendere corpo un abbozzo museale di proprietà e gestione dell’associazione Centro Studi Abruzzese di Cultura e Tradizione Navale.

L’Inaugurazione del Museo Navale “E. Maio Masci” nel 2015
Nel 2017 i servizi sociali venivano trasferiti nella loro sede definitiva e finalmente la palazzina, nel rispetto delle originali clausole del finanziamento per la ristrutturazione, tornava integralmente destinata a fini culturali. Dal Febbraio 2021, a seguito di delibere e stipula di convenzione ventennale fra le parti, Torre Ciarrapico è stata definitivamente assegnata a sede del Museo Navale “E. Maio Masci”.

Il Museo Oggi